NUOVE FRONTIERE PER L’ODONTOIATRIA SOSTENIBILE: LA “BIO‐ODONTOIATRIA”

“Primum non nocere!”, l’aforisma presente nel Corpus Ippocraticus che rappresenta la guida etica e deontologica del Medico e che semplicemente sottolineava l’impegno ad “astenersi dal produrre danno”…
Le tabelle tossicologiche dei materiali utilizzati nell’ odontoiatria tradizionale, quali resine e metalli (mercurio, alluminio, cadmio, cromo, cobalto, oro, platino, indio, berillio, ferro, gallio, tallio, nichel, rame, zinco, stagno, manganese,molibdeno, vanadio, titanio, argento, palladio, ecc.) non possono lasciare indifferenti dal momento che la loro presenza (mercurio in particolare) è stata rivelata in molteplici sedi dell’organismo umano: depositi che di certo non hanno un fine fisiologico ma che più verosimilmente sono dannosi.
Così come una pila, nella cavità orale grazie alla presenza di un soluzione salina rappresentata dalla saliva e di metalli con differente elettronegatività, si determina una corrente legata al movimento di elettroni. La presenza di differenti otturazioni e/o manufatti protesici metallici genera un campo elettromagnetico perturbante l’intero organismo. Tali correnti galvaniche inoltre favoriscono il fenomeno della corrosione: tutte le leghe nobili corrodono il titanio (materiale di cui sono costituiti gli impianti dentali), e il titanio corrode tutte le leghe non preziose eventualmente presenti nella cavità orale.

Sulla base di tutte queste osservazioni appare oggi sempre più evidente l’esigenza di affermare concetti di “BIO‐ODONTOIATRIA”, nella quale l’implanto‐protesi diventa metal free (senza metallo).
La ricerca e l’evoluzione tecnologica, oltre alla crescente attenzione verso metodiche a ridotta invasività di cui il moderno dentista deve farsi attento operatore, hanno portato a materiali a più alta biocompatibilità sviluppando prodotti non metallici sia per la protesi mobile che per quella fissa.
Pertanto, se nella bocca coesistono numerose problematiche quali foci batteriche, prodotti di putrefazioni, lesioni dell’osso in corrispondenza di denti devitalizzati o anche estratti senza un’opportuna bonifica dell’osso e del legamento parodontale (che è custode della “memoria patologica” del dente), per non parlare della presenza di vecchi restauri con materiali ormai scientificamente dichiarati nocivi per la salute, quali l’ “amalgama” e altri metalli endorali, con conseguente elettrogalvanismo e lesioni parodontali, ne deriva un’invisibile e persistente esposizione cronica a basse dosi di sostanze tossiche che minano in profondità la capacità reattiva e la resistenza dell’organismo.
Le fondamenta della salute, e quindi del benessere, risiedono negli equilibri naturali del corpo umano: la multifattorialità delle fonti causa di patologie, non solo odontostomatologiche, evidenzia l’esigenza da parte del dentista di un approccio diagnostico e terapeutico olistico, al fine di rendere i suoi interventi ampiamente predicibili.
E’ in un’ottica preventiva anche l’utilizzo di test complessi, come quello del DNA, che ci consente di attuare protocolli di terapia biologica in grado di determinare un abbassamento del livello di specie ossidanti e il contemporaneo innalzamento del nostro potere immunologico, assicurato dall’integrazione con prodotti specifici e personalizzati. Appare dunque indicato il binomio odontoiatria moderna ‐ terapia biologica, in una parola “Bio‐odontoiatria”, la quale propone protocolli individualizzati indirizzati allo stimolo delle difese e all’integrazione delle carenze.

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